Santi Nazaro e Celso (trasferiti da Venezia)

La parte più cospicua dell’archivio della chiesa e monastero di San Nazaro e Celso, attualmente conservato all’Archivio di Stato di Verona, è stata qui trasferito nel 1964 da quello di Venezia; nella città lagunare era giunta con la soppressione del monastero nel 1769 (con breve trasferimento a Vienna tra 1866 e 1868)[1]. Una selezione della documentazione di quest’archivio è presente in trascrizioni del XIX secolo nell’Archivio del Comune, sempre all’Archivio di Stato.

Indicata nel Versus de Verona, la chiesa di San Nazaro e Celso (o dei Santi Nazaro e Celso e beata Giuliana), compare come chiesa e monastero nella documentazione a partire dal 1034 e poco dopo viene dotata dal vescovo Giovanni di beni e rendite[2].

Nel 1443 il monastero di San Pietro e Vito di Calavena venne dato in commenda a Pietro Avogadri, monaco di di San Nazaro e Celso, e nel 1498 Alessando VI designò il primo come sussidiario; infine nel 1525 i monaci cassinesi di San Pietro e Vito vennero inviati al monastero di San Nazaro, ormai ridotto nel numero dei monaci; altro monastero che venne assegnato come sussidiario a San Nazaro e Celso è quello di San Giuliano di Lepia, a partire dal 1447 da parte di Santa Giustina di Padova: per questo nell’archivio è conservata documentazione, anche risalente, relativa a questi enti monastici.

Con la soppressione del 1767 la chiesa e il monastero vennero acquisiti dalle Benedettine di San Daniele di Verona; tra 1798 e 1806 la chiesa divenne cattedrale per la zona austriaca a sinistra Adige e nel 1810 venne affidata al clero secolare[3].

L’archivio venne riordinato da Lodovico Perini attorno al 1728; la serie delle pergamene venne collocata in ordine topografico, e al suo interno in successione cronologica; tale ordinamento è stato sostanzialmente mantenuto, con la semplice applicazione di una ulteriore numerazione progressiva generale. Pertanto è ancora utile per la consultazione l’Indice di tutte le carte dell’archivio de’ Santi Nazaro e Celso compilato da Perini, che oltretutto evidenzia una sostanziale tenuta di questo archivio nei passaggi seguenti alla soppressione del monastero avvenuta nel 1769[4]: si tratta di 1 pergamena del IX secolo, 22 del’XI, e ben 232 del XII, anche se si evidenzia la mancanza di inventari o ricognizioni di beni, cioè di quei documenti di amministrazione interna che è presumibile non siano stati conservati.

 

Serie riprodotte: Pergamene

Riferimenti: GASVr, p. 1287; Sancassani, Gli archivi veronesi, p. 43; Segala, Monasteriorum memoria, p. 208.

Strumenti: ASVr, Inventari, n. 64 (copia dell’inventario di Lodovico Perini del 1728); ASVr, Regesti Da Re (da schede Perini in BCVr).

 



[1] Sulle vicende dell’archivio cfr. Sancassani, Gli archivi veronesi, p. 43.

[2] Sulle vicende del monastero: Biancolini, Notizie storiche, I, pp. 261-286; IV, pp. 711-713; V/2, pp. 55-110; Varanini, Il sacello di S. Michele; Segala, Monasteriorum memoria, pp. 205-209

[3] Sulle vicende del monastero: Biancolini, Notizie storiche, II, pp. 568-572; IV, pp. 714-716; V/2, pp. 111-131; cfr. inoltre (anche per la bibliografia) Segala, Monasteriorum memoria, pp. 205-209.

[4] Sul riordino di Perini cfr. Sancassani, Gli archivi veronesi, pp. 71-72.