San Leonardo in Monte

L’archivio di San Leonardo in Monte è conservato all’Archivio di Stato di Verona, qui giunto da quello di Venezia nel 1964. Nella città lagunare era pervenuto in seguito alla soppressione dell’ente, avvenuta nel 1783.

La prima menzione di San Leonardo nei documenti risale al 1147, quando l’arciprete Gilberto e altri canonici della cattedrale permutarono con Alberto Gentile alcune terre in Monte Calvo «non multum longe ab ecclesia Sancti Leonardi»; l’altar maggiore venne riconsacrato il 3 aprile 1172 da Ognibene, vescovo di Verona, alla presenza dell’arciprete della cattedrale e di alcuni canonici; essa non compare invece tra le chiese soggette al Capitolo nel 1122. I canonici cederanno poi, nel secolo XIII, la gestione del complesso, ma solo sotto il profilo della regolamentazione della vita comune, a una più stabile comunità di chierici, dipendenti da San Marco di Mantova. Agli inizi del secolo XV – dopo che il monastero era andato in rovina ed era passato quindi in commenda – faranno il loro ingresso in San Leonardo i canonici regolari di Santa Maria della Frigionaia e quindi i canonici lateranensi. Proprio durante il secolo XIII l’istituzione dell’Ordo canonicorum secondo le regole di Sant’Agostino e il passaggio all’osservanza di una regola provocarono la rottura – ma non definitiva almeno sotto il profilo patrimoniale – di quel cordone ombelicale che fino allora legava in modo sostanziale la chiesa alla cattedrale[1].

L’archivio di San Leonardo in Monte (al momento non inventariato, né dotato di moderni strumenti di consultazione) è strutturato topograficamente (con alcune sezioni per materia: testamenti, inventari, de ecclesia, diplomi) e all’interno di ciascun gruppo in ordine cronologico, così come lo riordinò prima del 1569 (forse a seguito della concessione della dignità abaziale da parte di Pio V nel 1565?) tale P.D. Bonifacius, da riconoscersi verosimilmente nello stesso abate Bonifacio da Verona che resse il monastero nel 1568, 1572, 1576 e forse nel 1602 (sempre che questo non sia un omonimo che resse tale carica anche nel 1640)[2]. Il confronto tra lo stato attuale della documentazione e il repertorio delle scritture compilato al momento del riordino dell’archivio conferma una pressoché completa tenuta della sua consistenza, le cui lacune si contano – perlomeno entro il XII secolo – in poche unità.

Per il XII secolo l’archivio consta di un’ottantina di pergamene, tutte posteriori al 1140 con l’eccezione di una datata al 1122, oltre a un privilegio di Innocenzo II del 1138 riguardante Santa Maria al Porto, evidentemente qui pervenute indirettamente: ma è da considerare che buona parte della documentazione risalente di questo archivio non vede agire questa istituzione (e neppure il Capitolo) ma tratta di negozi tra privati e dunque qui pervenuta evidentemente come munimina in relazione agli interessi patrimoniali che si articolano negli anni seguenti.

 

Serie riprodotte: Pergamene

Riferimenti: Sancassani, Gli archivi veronesi, p. 43.

Strumenti: Repertorius scripturarum monasterii Sancti Leonardi Verone, in ASVr, SLM, Registri, b. 4, n. 30.



[1] Biancolini, Notizie storiche, III, pp. 25-29; IV, pp. 589-590; VII, pp. 123-134, 194-196; Castellazzi, Aspetti giuridici,pp. 298-303.

[2] Biancolini, Notizie storiche, VII, pp. 124-125.